Corriere della Sera – La nuvola del Lavoro

La sharing economy conquista le spedizioni

La sera del 31 dicembre Francesco prende la sua auto e si dirige a 200 km di distanza dalla città in cui vive e lavora. Direzione: mare. L’idea è di festeggiare l’ultimo dell’anno lontano dal trambusto cittadino. Peccato che, una volta davanti al portone, Francesco si renda conto di aver scordato le chiavi a casa, sempre a 200 km di distanza.

Inizia così la storia di una start-up che potrebbe diventare il Bla Bla Car delle consegne via corriere: un comparto in cui la sharing economy inizia ad affacciarsi in modo timido con tutti i rischi e le potenzialità che la condivisione tra privati comporta. Ne avevamo già parlato qui a La Nuvola per raccontare l’avventura di AsApp!, azienda che più o meno presenta un’idea simile alla neonata e già attiva Takemythings.

«L’idea è venuta al mio socio quella sera al mare quando, vista l’emergenza, ha chiamato subito qualcuno che facesse lo stesso tratto di strada e non avesse problemi a consegnargli le sue chiavi di casa», spiega Guido Balbis insieme a Francesco De Michelis, cofondatore della società che appunto permette a chiunque di offrirsi come corriere una tantum oppure di richiedere un servizio di consegna a un perfetto estraneo.

La app è in sostanza un social dei trasporti e delle spedizioni accessibile a chiunque. Ci si iscrive al servizio e se si ha bisogno di inviare una pastiera napoletana appena sfornata a un parente di stanza a Milano basterà cercare chi, nelle vicinanze, abbia dato in quel momento disponibilità a fare da corriere e che riceverà un rimborso spesa. «Proprio pochi giorni fa, ad esempio, un nostro utente ha utilizzato il servizio perché aveva scordato lo sciroppo per il figlio: sulla piattaforma ha trovato una persona che poteva prendere la medicina e portagliela direttamente a casa» continua Balbis che fa intravedere le potenzialità del servizio per consegne in aree remote o in orari in cui le Poste non sono aperte. Luoghi troppo piccoli e lontani o zone in cui non è conveniente per un corriere effettuare consegne o prendere in carico oggetti diventerebbero di colpo snodi di scambio, a prezzi accessibili. Il sistema ricorda un esperimento condotto da alcuni piccoli comuni italiani all’inizio del Duemila. In Val di Vara in Liguria, ad esempio, il normale servizio di posta venne utilizzato nel 2005 per consegnare le medicine alle persone anziane di un piccolo borgo della zona, persone che non potevano muoversi facilmente fino in centro città. Oggi quei meccanismi, che univano due servizi in uno per ottimizzare consegne altrimenti insostenibili, sembrano superati da smartphone e sistemi di prenotazione online.

Takemythings conta qualche migliaio di iscritti e per ora non carica nessuna fee sull’intermediazione: cosa che però avverrà presto se i due soci vogliono iniziare a rendere economicamente sostenibile l’impresa. Possibile però che tutti si fidino di un perfetto estraneo che prenda in carico le proprie chiavi di casa? Per non parlare della responsabilità che si ha quando si trasporta un oggetto altrui.

«È una domanda legittima che tutti ci pongono – continua Balbis – Noi rispondiamo che la sicurezza è chiaramente al primo posto nei pensieri dell’azienda ma non dobbiamo scordare che tutti i sistemi di sharing economy si basano su un rapporto di fiducia e sull’affidabilità che solo una buona nomea nella community può garantire. Con questo intendo dire che se c’è un utilizzatore che una volta ruba o non consegna la merce affidata da un privato, la volta successiva sarà subito cancellato e bandito dal sistema. Per ora non abbiamo avuto nessun tipo di problema».

Si potrebbe ribattere che i modi per raggirare le norme di sicurezza sarebbero molti eppure la app già funziona e ha chi la usa. In genere le società che operano in settori così sensibili si premuniscono con un ottimo fondo assicurativo e un meccanismo di controlli che fa invidia a FedEx ed UPS. Proprio come accade con AirBnB per garantire gli alloggi. Il comparto della logistica e delle spedizioni vale, a livello mondiale, 77 miliardi di dollari l’anno. Quello della pronta consegna è un business che fa gola a molti perché chi riuscirà a garantire spedizioni in brevissimi tempi e ovunque si imporrà su tutti gli altri concorrenti. Ci stanno provando Amazon e altri colossi e quindi verrebbe da chiedersi se il settore si presti davvero alla sharing economy e al fai-da-te seppur ben organizzato.

Per dirla in modo semplice: non sono preoccupati i due soci di Takemythings di far infuriare corrieri e postini? «Non credo si arrabbieranno», conclude Guido, «anzi, noi andiamo a colmare un buco nel mercato dei servizi consegna che per quelle aziende sarebbe poco allettante coprire perché non remunerativo». Poco allettante e poco remunerativo. Fino a oggi.

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